L’incontro
Ora ci sono quasi, posso andare nel suo camerino. Sono sceso in una scaletta subito dietro il palco, appena finito lo spettacolo, ho visto un tizio entrare in una porta che deve condurre agli spogliatoi. Già essere sotto al palco è affascinante: sembra di accedere ai segreti del teatro, ed a quelli di Dorotea.
C’è una maschera. Lo raggiungo trepidante, strano che non ci sia altra gente in fila.
“Ciao, s-si può vedere Dorotea, sono un suo grandissimo fan ed ho un regalo”.
Lui scuote il capo “No, non si può mi spiace”.
“Guarda che non sono un maniaco o robe del genere, davvero, anche solo un minuto. E non ho niente di pericoloso, puoi controllare la borsa”.
Lui sospira, poi controlla la borsa: c’è dentro solo un piccolo taccuino, una penna – ovviamente li ho portati per l’autografo – e una scatola di dolcetti, non sapevo che prendere.
“E se hai qualcosa nelle tasche?”
Sorrido ed allargo le braccia: “Controlla pure” e lui mi perquisisce, poi annuisce e fa un passo indietro.
“Allora, posso entrare?”
“No.”
“Ma come?!”
“Mi spiace, non posso proprio”.
“Ma perché, mi hai controllato allora? Se vuoi lascio qui anche la penna e i dolci”.
“Non è per quello”.
Sbuffo, ma insisto, non so quando mi ricapiterà un’occasione del genere.
“E per cosa?”
“Non posso e basta”
Mi guardo intorno, prima verso la porticina oltre la maschera, poi dietro di me, agli scalini che riportano al proscenio.
Ma proprio non voglio rinunciarci.
Metto mano al portafoglio.
“Guardi, non è il caso” ma lo vedo che non è convinto.
Mostro cento dollari. Lo sguardo cambia. Ne mostro duecento.
Lui inspira, io sorrido: ha ceduto.
“Senti, entra… ma solo cinque minuti… e… se ti chiedono qualcosa, tu non mi hai visto”
“Ma figurati, tranquillo”.
[,,,]
Cosa mi succede?
Supero finalmente la maschera: mi è costato un po’, ma non so quando mi ricapiterà l’occasione.
In realtà oltre la porta si apre un corridoio, e ci saranno una mezza dozzina di porte ai lati. Cerco un segno distintivo ma non lo trovo, non ci sono targhette. Eppure, forse un profumo, forse l’istinto, sono certo di poter riconoscere la porta.
Mi fermo alla terza sulla sinistra, e sento… non lo so, come un richiamo. Prendo un enorme respiro, butto fuori l’aria e busso due volte alla porta. Niente. Mi mordo le labbra, rintocco con i piedi e poi ci riprovo: la porta cigola e si apre, ma non sento niente.
Dentro, illuminato fiocamente da un paio di candele, vedo uno specchio da trucco e una poltroncina, ma ho la visuale solo parziale. Mi basta però vedere quel mobilio retr’o e molto curato, per capire che sono nella stanza giusta, anche se, in un certo senso, lo sapevo già.
Che faccio, entro?
Da una parte mi sembra di violare un posto sacro, dall’altra muoio dalla curiosi…
“Vieni avanti… non aver paura”. La voce calda e profonda di Dorotea mi scivola sulle vertebre. “S-sono Alex, un suo grandissimo fan e non vorrei disturbare vorrei solo…”
“Lo so, mi ha avvertita Claude, entra”.
Sembra un sogno, faccio un passo in avanti e la porta si chiude alle mie spalle. Forse per l’emozione l’ho colpita con il tacco, deglutisco e mi guardo attorno, c’è un lettino alla sinistra, dove poggia il suo abito di scena ed un paio di libri. Mi volto verso destra e la vedo: seduta su uno sgabello, mentre si sta mettendo un rossetto chiaro.
Rimango imbambolato a guardarla: indossa quella che pare una veste da camera, nera e leggera, che le fascia le forme piene e perfette. I capelli rossi ondeggiano sulla spalla chiarissima, e gli occhi celesti mi guardano, mentre lascia stare il rossetto e muove quelle labbra carnose e invitanti: “Devi amare molto il teatro. Vuoi un autografo, Alex?”
Sentire il mio nome dalla sua voce mi sorprende e stupisce, annuisco e balbetto un sì, lei mi fa cenno di avvicinarmi.
“Hai una penna?”
Mi tocco i fianchi, le tasche ma non trovo nulla: “L’ho lasciata alla maschera…” che razza di stupido.
“Non importa” mi porge la mano, e sento come il bisogno di prenderla: mi avvicino a lei, e nello stesso tempo si alza, è un poco più alta di me.
Si mette il rossetto tra i denti, e mi slaccia il polsino della camicia, poi tira su il tessuto sull’avambraccio. Non trovo nessuna parola, mi limito a guardare quella semplice operazione con la stessa attenzione con cui controllerei una medicazione di una certa importanza.
Lei sembra accorgersene e mi sorride: “Durerà qualche ora, forse fino a domani, ma è più divertente di una firma su carta”
Mi tiene il braccio con la mancina, e con la destra segna prima una D, poi una B sul dorso del mio braccio: “Poi lo fotografo… grazie mille, davvero”.
Dorotea lascia il mio braccio, fa un passo indietro e mi osserva in silenzio per qualche secondo, allargando la bocca e tenendo lo sguardo fisso su di me.
“Sei un fan speciale Alex?”
“I-io… non so come…”
“Di’ solo sì o no”
“Sì, per me sei la migliore”.
“Ti ringrazio” risponde morbida e torna ad avvicinarsi a me. “Allora…” sussurra quando mi è a pochi centimetri. “Chiudi gli occhi”. Mi spiace solo di non poterla vedere ancora, ma non faccio neppure domande, chiudo gli occhi.
Al buio sento un paio di passi, poi il suo tocco leggero sulle spalle, la sua voce nell’orecchio: “Amo dividere gli ammiratori in tre categorie…” Sento appena le sue dita leggere sul collo. “I fan normali, a cui faccio l’autografo su carta; i fan speciali… a cui lascio… qualcosa di particolare, molto più personale… e quelli veramente speciali… a cui…” sento il suo soffio divertito nell’orecchio, e quello sembra entrarmi fino al cuore.
“Be; questo lo vederemo Alex… per ora..” tengo ancora gli occhi chiusi, sento il suo corpo vicino al mio, la solida morbidezza del suo petto sulla mia schiena. “Ti lascerò qualcosa di più duraturo, e del quale potrai forse vantarti con gli amici”.
A quelle parole mi sento eccitato ed al tempo stesso colpevole. “Lo vuoi anche se farà un po male, Alex?”. Ora fatico a non aprire gli occhi e mi irrigidisco, che vuole dire? Ma sono troppo curioso. “Va va bene”. La sento ridere appena, ed è già una gioia così. “Allora tieni gli occhi chiusi e non muoverti…” mi limito ad annuire mentre sprofondo in quel suo profumo dolce e avvolgente. Sento la sua mano arrivarmi al petto, il braccio che mi avvolge da dietro, l’altra mano mi carezza i capelli, poi il suo respiro caldo sul collo. Mi sembra come di perdere leggermente le forze, preso da una sensazione di abbandono che non so descrivere, poi sento il tocco freddo e morbido delle sue labbra, sul collo. Non è solo un bacio leggero, sento le sue labbra prendere la mia pelle e il suo braccio stringermi di più. Mi sembra di sognare. E pensare che non ero sicuro di venire da solo. Sento la testa confusa, una sensazione di mistero che contiene ogni possibilità e mi sembra di essermi già affezionato al suo profumo. Poi, di colpo, sento un fitto dolore al collo: solo un attimo, ma è una pugnalata. Non riesco a tenere gli occhi chiusi, e, quando li apro, non riesco a credere a quanto vedo: dallo specchio vedo Dorotea dietro di me, mi cinge forte con un braccio, e l’altra mano ferma sulla nuca. La sua bocca sta letteralmente mordendo il mio collo e rivoli di sangue scendono sulla sua veste nera e sporcano le sue labbra.
Faccio per muovermi ma il suo braccio mi tiene con una forza inaspettata e, soprattutto, sento la sua voce. Non proviene dalla sua bocca, mi sta ancora mordendo o… cosa diavolo sta facendo. Sento la sua voce dritta nel cervello, come se fosse un mio pensiero, ma con la sua timbrica, il suo volere: “Non ti agitare Alex, andrà tutto bene. Se stai fermo non sentirai alcun male, anzi. Lascia che mi prenda cura di te. Sei un mio fan speciale, ricordi?”
“s-sì” sembra impossibile sentire la mia voce, ora, ma sento il desiderio, anzi, la necessità di non muovermi. Seguo il suo consiglio, se non ordine. Il dolore è passato, ora… sento una piacevole debolezza percorrere il mio corpo, mi sembra di essere più leggero. Brividi di piacere continui mi esplorano, e sento una sensazione di abbandono, mentre Dorotea mi sorregge e guardo allo specchio le labbra madide di sangue sul mio collo’
Lei sembra indovinare il mio pensiero “Puoi guardare, se ti piace, lascia gli occhi aperti. Mi hai disubbidito, ma non importa ora, caro”. Per qualche incomprensibile motivo sento un veloce senso di colpa, poi di nuovo quella inebriante sensazione di abbandono. Lo specchio traballa, Dorotea mi sembra meno nitida, come lo sgabello sul quale era seduta, il pavimento è scuro… sembra vicino quanto il soffitto… la luce appassisce e forse ho chiuso gli occhi o…
La scelta
Quando mi risveglio, sono parecchio intontito, confuso. Mi stropiccio gli occhi e mi accorgo di essere sdraiato su un divano rossastro, credo di essere in una sorta di saletta che non conosco, sento l’aria notturna scivolarmi sulla schiena, e mi accorgo allora di essere senza maglietta. Mi tiro su con la schiena e sento due mani sulle spalle. Mi fermo di colpo a quel contatto freddo ma morbido, dolce ma fermo. “Ciao, piccolo” un sussurro di quella voce irresistibile. Non so se avere paura o essere eccitato, nel dubbio, sono entrambe le cose. Faccio per voltarmi, ma quando giro il collo il contatto è sparito, come Dorotea: vedo una poltroncina bianca, la finestra a perta ed un quadro astratto sulla parete color crema. “Ma che…”
“Sono qui” la sua voce è ancora alle mie spalle: mi giro e vedo… Dorotea in piedi, vestita solo di un sottilissimo velo azzurrognolo che le fa da vestaglia: vedo abbastanza chiaramente le sue forme, e perfino l’ombra dei capezzoli. Mi ritrovo a deglutire e sbatto le palpebre. Quel centesimo di secondo di buio basta a ritrovare la sua figura proprio davanti a me. “Giu” ordina piano, in un sussurro, mentre mi spinge sulle spalle per farmi sdraiare. Poi, si sdraia sopra di me. Sentire il suo profumo, il calore della sua pelle e il suo peso sul mio corpo è inebriante.
Mi bacia il collo e fremo, quando mi ritorna alla mente il ricordo confuso del camerino: mi ha morso davvero?
Sento la sua lingua sulla pelle, che mi carezza ora il mento, poi la guancia. Le metto una mano sul fianco, quasi non sapendo cosa fare delle dita. Lei mi sorride, un ciuffo di capelli cade sulla mia fronte. “Ora… Caro Alex… credo proprio che dovresti baciarmi”. Non credo a quelle parole, ma non oso domandare o farmi venire dubbi su quanto stia succedendo questa sera: mi avvicino piano alzando la testa per puntare a quelle bellissime labbra, dando una breve occhiata a quello sguardo così celeste ed intenso… quasi… affamato. Non che la paura non ci sia, ma il desiderio è più forte: mi avvicino ancora, le sfioro le labbra, faccio per baciarla e…
… Sono nel mio letto. Nella mia stanza, indosso i pantaloni corti del mio pigiama ed una maglietta bianca. È stato solo un sogno? Sembra incredibile. Ma forse sarebbe stato più incredibile se così non fosse.
Mi accartoccio la faccia con le mani, poi con uno sforzo da cantiere mi alzo dal letto. Scuoto la testa, infilo le ciabatte e mi trascino fino al bagno. Butto le mani sotto il rubinetto e mi getto almeno un paio di volte l’acqua in faccia. Mi sistemo i capelli, per ora solo tirandoli indietro con le mani, come fossero due pettini ad artiglio e, solo allora, mi accorgo di qualcosa sul collo, sembrano un… paio di punti rossi, appena circondati di nero. Forse mi ha punto qualcosa, e la suggestione mi sta…
Mi avvicino meglio allo specchio: sono due piccoli lividi e…
Di colpo mi alzo la manica del pigiama, mentre le scene del sogno si fanno più chiare nella mia memoria: sono scolorite ma ancora visibili: una D ed una B di rossetto leggermente sbavato sul mio avambraccio. – non era un sogno –
Mi stropiccio ancora la faccia, osservo allo specchio l’incredulità che mi arriva, poi sento suonare il telefono. Torno in camera, stacco il cellulare dal caricatore e vedo un messaggio di un numero sconosciuto: “Vuoi giocare ancora? Questa sera, a mezzanotte, al luna park, alla casa degli specchi. Entraci all’ultimo giro, verso le 23.45, poi nasconditi alla prima insenatura di destra, dove c’è la poltroncina bianca. Loro non ti vedranno. Io sì”.
Guardo il telefono incredulo – Ma se è tutto vero, lei è una… – non riesco neanche a pensarci.
Un secondo messaggio interrompe i miei pensieri: “Se verrai stasera, sarai tra i più speciali tra i fan speciali. Non ci sarà ritorno. Poi sarai più mio che tuo: cosa farai? Cosa sceglierai? Tu non lo sai ancora, ma io, e soprattutto il tuo cuore, abbiamo già scelto”.
(continua…)

One reply on “Sotto il palco, secondo capitolo”
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