
[Parte da: lotteria ginarchica, centro di preparazione]
Non sai quanto tempo sia passato. Ma quando riprendi in parte coscienza, e l’uso della vista – piano, ti abitui alla luce. Sei in una cella anonima: sbarre di ferro, un singolo letto spartano, un piccolissimo bagno senza porta. Un minitavolino, sulla sinistra, su questo una scodella di plastica bianca con del pane e dell’affettato, ed un bicchiere d’acqua.
Sul letto, un foglietto con una matita.
Sul foglio una scritta a macchina: “Entro questa notte, devi scegliere quale sarà il tuo destino. Dove andrà il tuo sacrificio? Dove chiederai di essere portato?
a) Agli studi televisivi
b) al Laboratorio Medusa”.
Su ogni opzione, c’è un classico quadratino, dove poter mettere la croce.
Ti ricordi vagamente dei tuoi tempi di scuola elementare, quando al mattino il gruppetto dei maschi aiutava le studentesse a sistemare la cartoleria, puliva la loro biancheria, prendeva appunti per loro; ma nel pomeriggio frequentavi le tue lezioni. A volte, i test a crocette dei compiti. Erano i tuoi preferiti. Le domande aperte ti mettevano più in soggezione. Troppe cose a cui pensare.
IL RISVEGLIO
Quando ti svegli, due guardie, due valchirie ti guardano da dietro le sbarre. Nessuna delle due ti sembra sconosciuta, anche se hanno questo vizio, loro, di vestirsi uguale e spesso portare la medesima acconciatura: abiti militari, stretti sulle forme, pantaloni e stivali. Sulla cinta una frusta ed una pistola.
La valchiria sulla sinistra, bionda, dagli occhi di ghiaccio, ha, come l’altra, una spada dietro la schiena. La sua compare ha i capelli rossi, è più scura di pelle, ed ha una leggera sciarpa sul collo, tra il marrone scuro ed il rosso. Sembra più un piccolo vezzo estetico che una copertura.
Ti metti seduto sul letto, poi ti alzi, e le senti parlare. Ma non capisci quello che dicono: hai sentito dire che le valchirie, addestrate da bambine, certe perfino da infanti, alla guerra ed alla difesa del regno e dei sovrani di Melody, studiano una lingua artificiale che conoscono solo loro.
Nessuno ne sa davvero niente, ma le parole che si scambiano sono al contempo esotiche, rapide e veloci: se dovessi immaginare un sistema linguistico per scambiarsi messaggi ed ordini militarmente, lo visualizzeresti in maniera simile.
Solo che c’è anche qualcosa di soffuso, di femminile, perfino di divertito, nei loro sguardi. Si alternano tra te e loro. E sembra che ci scappi anche una lieve risata. La bionda sembra domandare qualcosa alla rossa, e quest’ultima ride appena, lieve e stranamente adorabile.
Poi di colpo la bionda apre la porta delle sbarre. Le due donne entrano, tu arretri di un passo. Chiedi cosa succede, ma per ora le tue domande vengono ignorate. Le porte vengono chiuse. La chiave viene girata. Siete chiusi dentro.
Ti aspetti che ti chiedano quale sia stata la tua scelta, ma non sembrano interessate neanche a quelle. Ti fissano, entrambe braccia conserte, studiandoti.
Poi la bionda ti parla: «Spogliati, 678943, completamente»
Tu deglutisci, hai indosso una sorta di pigiama bianco, che hai trovato sul letto ieri notte.
«Muoviti»
Allora ti togli prima la maglia, la lasci cadere a terra, restando a petto nudo. Ti sembra di vedere un breve sorriso di attesa e di divertimento, sul volto delle guerriere.
Poi ti siedi sulla piccola sedia in legno per levarti pantofole e pantaloni. Sei in mutande, ti rialzi.
Le due si guardano, la rossa sospira: «Ha detto completamente»
Cerchi di ignorare l’imbarazzo, e ti togli anche l’ultimo vestito. Sei nudo come un verme di fronte a loro, che ti fissano.
Si guardano, poi una di loro, la bionda, gira intorno a te come farebbe una leonessa intorno alla sua preda ferita. Di colpo senti le sue braccia dietro le tue ascelle, poi dietro la nuca: in una presa ferrea ti blocca gli arti superiore, e quasi ti solleva da terra, costringendoti a stare a piedi leggermente alzati. Ti fanno male le braccia, ma la sensazione del contatto con il suo senso ti scalda la schiena. «Non che ce ne sia bisogno, lo so, ma è più divertente così»
La rossa ride, poi si avvicina a te. Posa le mani, entrambe, sul tuo petto, ti accarezza i muscoli e le spalle. Due dita scendono a sfiorarti i capezzoli, poi a stringerne uno in una morsa tra pollice ed indice. Ti sfugge un piccolo grido.
Senti la mano correre sulla tua pancia, poi prenderti i sesso. Muoverlo, iniziare a masturbarti, toccarti, eccitarti. Ti chiedi se dovresti ribellarti, ma non sei sicuro ne di averne la forza, né di averne la voglia, vero?
Lei rallenta il ritmo, poi accelera. Poi di nuovo rallenta. Sempre di più, sempre di più, fino a fermarsi proprio quando stai per esplodere. «Non così in fretta» mormora con un tono che non più quello di una guerriera, ma quello di una giocatrice, o di una dea.
Senti la presa sulle braccia e la nuca farsi più debole, le mani della bionda si portano alle tue spalle «Giù, da bravo» non hai altra scelta che scendere in ginocchio, davanti alla rossa. Fra le due valchirie. Senti una mano fra i tuoi capelli, poi vedi e senti i corpi delle due avvicinarsi, alzi lo sguardo quanto basta per vedere che si stanno baciando, poi senti le loro carni, le loro divise su di te. Sei solo un intermezzo fra loro, ora. Un corpo tra loro, schiacciato tra le loro cosce, mentre si baciano.
Si separano di nuovo, sei confuso, quasi non vedi arrivare il piede della rossa sul tuo petto, costringendoti ora a cadere indietro, mettere la schiena al pavimento, supino. Non sai che fare, recuperi solo un po’ fiato. Poi assisti a qualcosa che non sai se temere o desiderare. In ogni caso, lo fai con tutte le tue forze.
Entrambe le valchirie si spogliano. Lo fanno in sincronia perfetta, all’unisono. Si tolgono prima la giacca, lanciano le cinture sul letto. (Forse potresti scattare a raggiungerle? perché non lo fai?Oh, lo sai perché...)
Poi gli stivali, ed infine i pantaloni. Scopri che non hanno intimo sotto quelle vesti militari spesse: ora sono completamente nude, e sono uno spettacolo di forza e sensualità. Pancia piatta, cosce tornite, seno prosperoso, spalle ben disegnate. Piedi stranamente curati. La bionda è forse leggermente più muscolosa, la rossa ha un incarnato più scuro, i capezzoli più grandi.
Il piede della rossa torna sul tuo petto, ora nudo. «Resisti 678943, e non romperti, poi dobbiamo portarti dove…» alza le spalle «Be’, dove hai scelto.» Ride, di quella novità. Ma non hai il coraggio ora di parlare. Resisti, dice. Cosa vuole dire?
Lo capisci subito. Ora anche l’altro suo piede è sul tuo petto. Il suo peso interamente su di te. La guardi dal basso, troneggiare completamente. Fa paura. Un po’ male, ma è anche… così stranamente piacevole, vero?
Ora si sposta, camminando sopra di te. Dapprima ti mette un piede in faccia. Chiudi un occhio, resisti e mugoli allo sforzo, la testa che ti si comprime. Le dita del suo piede ti toccano le labbra, poi entrano direttamente nella tua bocca, senti l’impulso di leccarle. Perché lo fai? Poi il secondo piede: rimane in equilibrio sul tuo viso. «Fermo, tappettino»
Riesci a star fermo, per secondi di cecità e compressione che sembrano ore. Poi lei si sposta. Torna sul tuo petto, poi sulla parte morbida della tua pancia, l’addome. Qui fa più male, fatichi a respirare. Ma vedi l’altro piede fermarsi sul tuo sesso, giocarci un poco. Accarezzarlo con le dita, poi comprimerlo con la pianta. Fa male anche quando si ferma sulle tue cosce, un piede per ognuna.
Ti starai chiedendo cosa stia facendo la valchiria bionda, in questo momento, ma è presto detto. Dapprima vedi le sue gambe, aperte, sopra di te. Poi la vedi scendere: il sedere che si avvicina sempre di più, tonico e sodo, ma anche morbido e chiaro come il latte. Sempre di più.
Infine, senti del tutto la sua consistenza sul tuo viso, gli occhi vedono solo il latte della sua pelle, il rosso del suo foro più intimo, poi la pressione di tutto il suo corpo. Il respiro ti viene meno. Non sai neppure dove sia l’altra valchiria, ma la senti muoversi: ora è di nuovo sul tuo petto. Ti sta ancora usando come tappeto. La bionda, invece, si è seduta interamente sulla tua faccia.

Per lunghi momenti ti sembra di perdere completamente il fiato, poi la valchiria si alza di poco. Vedi per un attimo da una strana prospettiva, dal basso, i suoi seni tonici, la sua schiena, il suo viso che ride. «Fai un bel respirone, campione» te lo concede: cerchi di prendere più aria posibile nei polmoni, poi di nuovo il suo sedere è sul tuo volto. Di nuovo annaspi tra le sue splendide carni per trovare un minimo di fiato. Di nuovo il tuo corpo trema.
Senti nuovamente un altro peso spostarsi: i piedi dell’altra guerriera sul tuo sesso, poi quella pressione sembra scendere. Pochi istanti dopo, mentre prendi fiato dalla pressione sul corpo, ma non dal sedere della bionda, senti prima le dita, poi l’umido e la morbidezza della bocca della rossa sul tuo pene.
Non ci credi. Una valchiria seduta su di te a rubarti il fiato, l’altra a succhiarti il sesso. Lo fa prima con calma, ma leccando la punta più sensibile, poi quasi divorandoti l’asta. Sei tremendamente eccitato, ma anche spaventato. Più cresce il tuo desiderio, più il tuo cuore batte, più non trovi il fiato. Da una parte senti il tuo corpo gemere, in cerca del piacere. Dall’altra sta soffrendo, in cerca d’aria. Come è complessa la tua anatomia, vero?
Quando credi di non farcela più, ecco che il sedere della valchiria nordica si alza, dandoti modo di annaspare e respirare.
Credi di stare per esplodere, più in basso, ma la guerriera ferma i suoi baci e la sua lingua, e ti stringe il sesso con forza, fino a farti male, forse per timore che tu stia venendo. «Non sporcare, prigioniero, non ne hai il permesso» ti avvisa.
La bionda ride, ora si mette, in piedi, sempre sopra di te ed il tuo viso, ma cambiando direzione. Ora vedi la sua pancia, il suo seno, il suo volto, e la sua vagina.
Di nuovo, le si abbassa, le gambe si piegano, il latte della sua pelle torna su dite, così il suo peso. Ma questa volta la tua bocca e parte del tuo naso finiscono direttamente tra le sue intime labbra. Forse baci, forse lecchi, ma presto la pressione, l’odore – o forse il profumo – sono così forti da impedirti di muoverti a dovere.
E così lo sono i graffi che senti sul petto. Le unghie della valchiria, non sai neanche bene quale, che ti segnano la pelle.
«Vorrei farti bere il mio oro, prigioniero, ma non abbiamo tempo, purtroppo» sospira. «Ti direi che avremo un’altra occasione. Ma ne dubito» tu l’ascolti, mentre ancora annaspi a cercare aria, con tutto il suo peso di lei su di te, ed ora anche l’altro, sul tuo sesso. La rossa si è comodamente seduta tra la tua pancia ed il tuo pene.
«Fra poco sarai una vittima sacrificale in TV, o una cavia al laboratorio… non sopravviverai in ogni caso» lo dice quasi con amarezza, sicuramente con un po’ di dispiacere. Ma nel mentre tu stai pensando che se non si sposta morirai adesso, non ci arriverai nemmeno ad altre destinazioni. Quando tutto diventa più scuro, lei si alza, lasciandoti riprendere fiato. Ora, anche la rossa si alza.
Una delle due valchirie, come prima, ti prende per le braccia e ti “aiuta” ad alzarti. La bionda ti gira intorno, come prima, ti accarezza una guancia, poi si avvicina, ti bacia piano sulla bocca.
«Addio, 678943» sussurra quando si stacca da te. «Allora, che hai scelto?» domanda la sua collega.
Una per volta, le due donne si rivestono, tu ti riprendi, poi fai per rivestirti, ma prima, consegni loro il foglio della scelta. La rossa annuisce, ma sorride «Sia. Ecco come te ne andrai. Non ci avrei scommesso!»
Quando le due donne sono di nuovo completamente armate, anche tu hai di nuovo i vestiti, ma la rossa alza le spalle «Quelli non ti serviranno per molto, dove stiamo andando»
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One reply on “Lotteria ginarchica: la prigione ed il risveglio”
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