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La lotteria ginarchica

Prologo 0: un mondo “ordinario”.

“In questa civiltà moderna e democratica, finalmente, gli uomini e le donne avevano pari diritti. Ogni cinque anni potevano votare il loro Parlamento che, a sua volta, avrebbe eletto il presidente del consiglio. Tutti gli esseri umani avevano pari dignità, senza distinzione di sesso, religione, preferenze sessuali o culturali, provenienza geografica. Ognuno, senza alcuna distinzione, ha diritto alla vita, al lavoro, ad un luogo sicuro, alla propria opinione ed alla libera partecipazione alla società civile. Uomini e donne hanno pari diritti, pari doveri ed eguali stipendi per medesime responsabili…”

Melody interruppe la lettura e gettò direttamente il libro tra le fiamme del camino. «Che stronzata pazzesca!». Miriam, allungata su un divano di pelle poco distante a bere un bicchiere di vino bianco rise a quel gesto: «In effetti non ho mai letto un libro più stupido: chi mai crederebbe ad una politica del genere?» fece il gesto di scacciare una mosca invisibile con la mano «Capisco la necessità di creare un mondo fantastico, ma così il patto di sospensione di incredulità con il lettore va a farsi fottere. Non trovi, coso?» lo chiese ad un giovane ragazzo che si trovava in ginocchio sotto al divano, vestito solo di un paio di mutande nere. Era impegnato a massaggiare i bei piedi nudi di Miriam che, ancora in veste da camera e con i capelli spettinati, dialogava con Melody.

Quest’ultima, vestita di un abito rosso che le lasciava scoperte le gambe e le spalle, ma stava in una strana via di mezzo tra la comodità ed il lusso, si alzò dalla sua poltrona. Fece due passi veloci e colpì con un calcio nei fianchi il ragazzo. Questo tossì violentemente, poi chiese scusa, anche se non sapeva per cosa. Melody assottigliò gli occhi fissandolo. «Ti ha fatto una domanda Albert, vuoi rispondere, o ti spedisco ai lavori forzati?»

Gli occhi del ragazzo erano già bagnati di lacrime «I-Io… nono, è assolutamente irreale quel». Venne interrotto da Miriam «Ah, ecco come si chiama» sospirò «Come fai a ricordarti i nomi di tanti schiavi?».

Melody alzò le spalle, sinuose eppure forti. «Sono un genio, ricordi?» lo disse spingendo il piede nudo prima sulla guancia, poi direttamente in bocca ad Albert. Tornò a sorridere «E poi questo è lento ma quando non parla con la bocca ci sa fare… ma ora mi serve una sedia» disse. Il ragazzo poggiò allora subito i gomiti e le ginocchia al terreno, per mettersi a quattro zampe e fungere da sedia umana alla regina. Ella si sedette su di lui e continuò a parlare con la sua più fidata consigliera nonché organizzatrice della lotteria obbligatoria semestrale: «Parlando di cose serie, la lotteria è pronta?»

Gli occhi di Miriam si eccitarono «Oh, sì. I biglietti sono già stati distribuiti. I primi diecimila soggetti hanno ricevuto il loro numero. Domani alla tv nazionale verranno svelati i primi 10 vincitori.»

«E verranno torturati e frustati a sangue in diretta nazionale?»

Miriam si alzo sulla schiena, poggiando un piede sulla testa di Albert per stare più comoda: «No, no, quest’anno è diverso: metà di loro verranno lentamente prosciugati dalle succubi, in diretta nazionale».

«Mi piace»

«Ma non è tutto: questa volta i vincitori potranno scegliere. Se andare, appunto, agli studi televisivi, o al centro addestramento per nuovi schiavi perfetti, dove sperimenteremo i nuovi lavaggi del cervello»

«Gli diamo perfino la possibilità di scegliere, non siamo troppo magnanime?»

Miriam rise «Oh, io lo trovo incredibilmente divertente: fargli scegliere che fine fare. Vero, mh, coso?» si allungò per carezzare la guancia di Albert, come fosse un bambolotto.

«E se non volessero fare né una cosa né l’altra? »

«Sarebbe alquanto noioso. Verrebbero semplicemente uccisi dall’esercito delle valchirie.»

Melody si alzò dalla sua umana seduta, e si spostò verso un piccolo armadio, dove prese un bel paio di scarpe rosse, come i suoi capelli, ed un guinzaglio. «La domanda più importante è…» si avvicinò ad Albert, agganciando il guinzaglio al collare che già aveva al collo. «I maschi, hanno il dono del libero arbitrio?» chiese fievole e cogitabonda verso l’amica, lasciandola con quel dubbio, prima di uscire dalla porta con il giovane al guinzaglio.

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Di ancorasvegliawp

Scrittrice su wattpad, scrivo principalmente racconti erotici e romantici.

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