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Femdom giantess

Sei finito nel laboratorio medusa, dello stato ginarchico di Melody. Sei pronto ad essere una cavia?

Quando ti tolgono il sacchetto di dosso, e riacquisti la vista, ti ritrovi in un ambiente ospedaliero. O almeno, tutto è tenacemente bianco. C’è odore di alcool e disinfettante, e, oltre ad altri quattro uomini vestiti in pigiama come te, vedi varie valchirie, un paio di dottoresse, vestite con un camice bianchissimo, corto sulle gambe e scollato al petto, ed un altro paio di donne vestite interamente in Latex, l’una rossa, l’altra bianca, con tanto di maschera a gas a coprire il volto e tunica aderente a coprire le forme sinuose. 

La sala, sembra esattamente una sala d’attesa, molto grande, con relativamente poche sedie. 

Cinque di queste, sono davanti ad una moltitudine di porte. Le valchirie ti fanno sedere, vicino ai tuoi compagni. Fate giusto in tempo a scambiare qualche parole, a condannare quanto è successo: perché proprio voi? 

A dirvi di che provincia del Regno siete, e a farvi domande, ma nessuno sa niente. Nessuno sa cosa vi aspetta. State attendendo. Ogni tanto le valchirie vi gridano contro, ma dopo un poco riprendete a parlare sottovoce. Ogni tanto passa una dottoressa o una donna completamente immersa nel latex, di colore sempre diverso, che percorre la sala ed entra da qualche parte. Non sapete cosa succederà. Sapete però altro.

Per esempio, che una valchiria ha un fucile puntato contro di voi. 

Che ci sono telecamere che vi registrano. E che sulle porte ci sono sì delle scritte, ma sono nella lingua delle valchirie: per voi sono incomprensibile. Qualcuno sa che ognuna di quelle conduce ad una parte specifica del laboratorio. Ogni parte, ha la sua specializzazione.

C’è chi dice che ci siano stanze dove la gente viene ipnotizzata per essere completamente schiava. Chi racconta che abbiano inventato un modo per rimpicciolire le dimensioni degli uomini, e renderli grandi quanto bambolotti. Altri, ancora, che usino una specie di gel per immobilizzare gli uomini nelle forme più strane, per renderli oggetti. Oppure che arrivino a maciullare gli uomini ma tenerli in vita, per usarli come riproduzione genetica di organi. Sicuramente, chi entra qui dentro diviene una cavia, e difficilmente farà ritorno. 

Ma il laboratorio Medusa è sempre stato fonte delle più grandi ed oscure leggende metropolitane, nessuno sa davvero che cosa accade, lì dentro. Qui dentro. 

Però, ora, lo notate: quelle leggende sono dipinte su un grande quadro alla vostra sinistra, solo parzialmente nascosto da teli candidi. Sembra quasi vedere la strada della passione, ma sotto forma di laboratorio: alcuni disegni ritraggono uomini così piccoli da stare sul palmo di una donna, altri di gabbie scure dove gli uomini sono rannicchiate, altre ancora di capsule messe sott’acqua, con un maschio al suo interno. Altri disegni sono invece nascosti. 

State ancora discutendo, quando un grido velenoso e potente ferma i vostri mormorii

«Ora basta!» a gridarlo è una donna rivestita in latex viola, ma dal volto scoperto: ha capelli completamente neri ed occhi azzurri, vividi. In effetti, quei ricci ribelli… potrebbero sembrare serpenti. Una “M” decorata sul seno sinistro. Si avvicina verso di voi accompagnata dalla valchiria con il fucile. «State immobili e zitti, o sarà peggio per voi»

Decidete di ascoltare, e la donna dai capelli turchini si avvicina. Vi osserva piano, con attenzione, talvolta prendendo il mento di un prigioniero e l’altro. Controllando gli occhi, ed i denti. Si sofferma sulla tua guancia, poi sospira. Sembra indecisa. 

«Chiamate le direttrici di dipartimento, vediamo come dividerli» una sua collega in latex, sparisce in una porta. 

Nel mentre, quella che qui dentro sembra, oltre ad una strega turchina, anche la momentanea capa, fa cenno ad una dottoressa di «Procedere con la base».

A quel punto quattro dottoresse in camice si avvicinano. Hanno una grossa siringa in mano. 

Due prigionieri sembrano volersi ribellare, ma la vista del fucile ed uno schiaffo di una valchiria mettono fine all’agitazione: uno per volta, venite costretti a porgere una spalla, e un liquidi latteo viene iniettato nel muscolo. 

Non hai la più pallida idea di cosa sia, ne hai il coraggio di chiedere. Non ti risponderebbero. Senti un leggero bruciore alla spalla, poi la testa un po’ intontita, come quando al mattino ti alzi reduce da una discreta sbronza. Cosa diavolo vogliono fare?

Pochi minuti dopo, per quanto non sia facile valutare il tempo ora, tornano cinque donne in latex. Sono completamente coperte. Hanno, tutte una decorazione con la M, uguale a quella della “fata turchina”. Ed una cinta alla vita. Maschera a gas e tunica stretta sono tutte di colore diverso. 

Ma… soprattutto, sono i loro corpi ad essere diversi. Forse è l’effetto di quello che ti hanno dato ma… una di quelle dottoresse, sempre che lo siano,  ti sembra alta almeno due metri, forse due metri e mezzo; è vestita di un latex trasparente, che lascia vedere quei seni enormi e le cosce tornite. Come ci è entrata dalla porta? te lo chiedi, ma quando guardi quell’entrata, ora ti sembra enorme, come un arco trionfale cittadino. Era così anche prima?

Non te lo ricordi. 

Una seconda figura, è vestita interamente di rosso ma… ora che la guardi bene, da quel latex che le stringe le forme morbide e ben disegnate, sembra grondare continuamente sangue denso. Come se quella veste continuasse a produrlo. E lasciare gocce per terra. 

Guardi i tuoi compagni. Due sembrano inquietati ma non terrorizzati, altri due hanno gli occhi sgranati: vedono quello che vedi tu?

Vorresti chiederlo, ma ti accorgi di avere la bocca addormentata, come dopo un’anestesia troppo forte dal dentista e la lingua sembra seccarti in gola. Non riusciresti ad esprimere niente più di un mugolio. 

Guardi verso la terza donna, vestita di argento: non è facile capirlo, perché ogni volta che la guardi ti sembra che la tua vista vada insieme, e ti senti stranamente sperduto e confuso. Alla fine sei costretto a togliere lo sguardo da lei e ti sposti sulla

quarta: vestita di un nero più nero della notte, e del nero stesso, questa figura sembra inglobare ogni luce. Assorbirla. E quando la guardi bene, non ne sei assolutamente certo, ma ti sembra di intravvedere… un volto o due, maschile… che per brevi attimi sembrano  fare capolino, con facce che gridano senza alcuna voce, all’altezza della plastica del suo seno come se… fossero chiusi lì dentro. La droga che ti hanno dato ti sta forse dando effetti allucinogeni. 

L’ultima, la quinta, è vestita d’oro, ed ogni tanto ti abbaglia la sua luce, che sembra ravvivarsi. 

Ha un metro da muratore in mano, ed indossa degli occhialini circolari sul naso, bizzarramente, sopra la maschera antigas. Alla cinta ha una serie di provette multicolore, di materiale plastico trasparente. O almeno credi. 

In fin dei conti, ora come ora non riesci neanche a capire se stai sognando o meno. 

E se fosse tutto un sogno, quando è iniziato? Da quando sono arrivate le dottoresse, o la fata turchina? O forse, da quando è iniziata la lotteria? O perfino dal momento in cui Melody è stata fondata? O ancora, da quando sei nato? La tua vita, è mai stata reale?

Ora come ora non sei certo neanche di quello. Ma sai una piccola cosa: che le donne in latex discutono tra loro, e sembrano scegliere il loro prigioniero. La loro cavia. Le senti parlare di sotterranei, di esperimenti neuropsicologici, di topi da laboratorio. Infine, sembrano prendere un accordo, e dopo avervi studiato, si avvicinano a te. 

Non sai chi siano, non sai cosa rappresentino. Forse puoi solo farti un’idea ma… 

Se potessi scegliere, da quale dottoressa  vorresti essere scelto e portato via?

Forse la donna color sangue?

O quella color oro? 

O è meglio quella trasparente ed enorme?

No, è meglio la dottoressa che sembra fatta di notte, no?

O, infine, preferiresti quelle spirali argentee?

Le cinque dottoresse discutono, alla fine sembrano perfino voler fare la conta, controllano delle cartelle cliniche – sicuramente la vostra. 

E poi si muovono verso di voi. Proprio la donna enorme, come, per qualche strano motivo, dentro di te speravi. Si avvicina a te. Come detto, sarà alta almeno due metri – o così ti sembra di percepire, confuso come sei – e veste uno strettissimo abito interamente in latex trasparente che fa intravvedere i grandi capezzoli rosei e mette in risalto le forme seducenti del seno, le linee armoniose dei fianchi, e le gambe lunghe. 

Ai piedi, scarpe femminili e quasi prive di tacco, altrettanto trasparenti. Il volto, appena più bianco del resto, è coperto da una maschera simili a quelle a gas, e non permette di vedere i lineamenti, solo gli occhi chiarissimi. 

Ti gira intorno, e scopri che sei seduto su una sedia rotelle: con una sola mano, ha gioco facile a portarti via. Lascia la stanza e gli altri tuoi compagni di sventura al loro destino, ed intraprendi il tuo. 

Non sai se parlare, sei confuso, ma almeno, chiedi dove ti stanno portando. 

«Stiamo studiando un modo, un liquido per variare velocemente le dimensioni del corpo… siamo davvero a buon punto, ma ci servono sempre dei maschi per  fare esperimenti. Non sempre vanno a buon fine, ma il progresso della Scienza non è sempre lineare. »

Deglutisci, non credi a quello che sta dicendo. Cosa vuol dire? Lei sembra così grande solo perché sei drogato, o forse è un caso genetico particolare, no?

«IO…»

Lei ti interrompe, carezzandoti la testa mentre prosegui verso un corridoio sempre bianco, poi su un ascensore. Che sale rapidamente. «Lo so, ti siamo grati per offrirti alla Causa. Grazie a te proseguiremo, e lo vedrai…. in prima persona»

«Ma…» non ti sei offerto, hai vinto una lotteria. 

«Questo… » le pare sorridere. «Non ha alcuna importanza…».

L’ascensore si apre, ed ora ti ritrovi in una grande sala: è palesemente un laboratorio. Ma è anche altro: è un open space enorme. Per metà è parte tecnica: lettini sanitari, un tavolo enorme e massello pieno di boccette, alambicchi, beker, colonne di titolazione, centrifughe e chissà che altro… 

Per l’altra metà è una sala normale, con una libreria, divani, poltrone. E varie porte in fondo. 

Dentro la stanza, tra gli alambicchi trafficano altre tre donne vestite allo stesso modo. Due sono di media altezza, una, sembra perfino più grande di chi ti ha portato qui. Ma su una cosa ti fermi e rimani paralizzato: in una teca di vetro, che fa da stanza al lato del laboratorio, ci sono cinque uomini. Due di loro sono normali, stesi su un lettino, non sai se dormienti o morti. Un altro, che sarà alto un metro e venti, ma non sembra avere tratti da nano, sempre su una branda, è collegato a tre flebo diverse. Gli altri due… non sono più alti, rispettivamente, di mezzo metro e venti centimetri. Sono legati a delle piccole seggiole, e si guardano in giro perplessi. Forse parlano, vedi le loro piccole bocche muoversi ma non li senti. 

«Ma allora siete già… »

La tua accompagnatrice scuote la testa «No no, purtroppo. Vogliamo mirare al centimetro, e forse anche meno. Vogliamo avere il pieno controllo. Inoltre, il tasso di mortalità per il siero Gulliver» – ha il suo senso, come nome. – «è del 50 %, non va bene. Dobbiamo arrivare almeno al venti». Fai per chiedere altro, terrorizzato, soprattutto… perché?

Ma lei non ti risponde, un’altra dottoressa si avvicina correndo con una boccetta in mano: «Dottoressa Lilian, ci siamo! tutti i test sono corretti, questo potrebbe essere un perfetto esemplare di Gulliver modificabile ma…»

«Ma?»

«Ma scadrà tra al massimo venti minuti, non abbiamo tempo»

Lilian sorride, e indica… te. L’altra donna la guarda, indecisa «Ma non abbiamo fatto analisi preliminari e non lo abbiamo allenato»

«Non possiamo perdere l’occasione, altri soggetti arriveranno fra almeno quindici giorni, questa lotteria è stata una manna, ma abbiamo solo lui per questo dipartimento, e quelli» indica gli uomini nella teca «Hanno la vecchia versione di Gulliver, che contaminerebbe i dati ed i risultati».

La sua collega annuisce. «Allora facciamolo subito, più aspettiamo più potrebbe perdere potere»

Deglutisci, ma a quelle parole la Dottoressa Lilian viene a te: si china, e ti carica con facilità sulle spalle. Sei ammanettato, ma a parte quello non avresti il coraggio di ribellarti, quella donna, ora credi non sia una finzione, è alta davvero due metri e mezzo. Vieni messo su un lettino,  seduto, e disamanettato. Intorno a te ci sono, oltre Lilian e l’altra dottoressa, altre due donne in latex, ed anche una valchiria si  avvicinata: forse non per motivi di sicurezza. Sembrano tutte curiose. 

Come a loro modo lo sembrano le telecamere che vi registrano dagli angoli del laboratorio. 

«Dammi il braccio, 678943» vorresti ritrarti, ma poi obbedisci. Ti fasciano con un laccio emostatico l’arto, poi ti iniettano quel liquido lattiginoso: non fa male, la dottoressa è precisa, e non brucia nemmeno, da solo una sorta di formicolio. 

Tutte le donne ti fissano accuratamente, ora: ti chiedono se senti qualcosa. Rispondi del formicolio, e non ti sembra di sentirti strano, ma non sapresti dire, già prima ti hanno iniettato altro.

La dottoressa che ha portato il siero ti controlla gli occhi, ti chiede di aprire la bocca, ti ausculta il cuore, dopo che un’altra dottoressa ti toglie la maglia. Poi annuisce «Eureka». Non capisci, ma le altre donne sembrano terribilmente eccitate e soddisfatte. Ora lilian prende un campione del tuo sangue. Di nuovo, lo fa con precisione e lentezza. Non senti assolutamente niente. Un’altra dottoressa lo mette in una scatola refrigerante. Dicono che lo confronteranno con tuoi precedenti dati: sai già che tutto è registrato con il microchip. 

E proprio ora, ti mettono una specie di sensore, come quello che legge il codice a barre, sul collo: ti è già capitato, all’ospedale: copiano tutti i tuoi dati, da quelli legali, a quelli sanitari, anagrafici ed economici. 

Portano via il sensore, e ti osservano. La Valchiria, bruna, in divisa e relativamente magra, sembra scettica. «A me non sembra cambiato»

La dottoressa replica con tutt’altro fare. «Sta facendo effetto, ma le vibrazioni ed il colore degli occhi, e il battito cardiaco sono il segno del cambiamento, inoltre» e qui sembra arrivare il suo trionfo: prende dalla cinta quella che sembra una lucina Led, o una piccola torcia. «Appena il Gulliver si attiverà del tutto, dovrà essere attivato con un catalizzatore regolabile: questa luce appositamente costruita»

«Di che si tratta?»

Le senti parlare, ed ora ti senti arrivare una piccola nausea, e cerchi di accomodarti meglio sul letto.

«Per farla semplice, lasciando stare le complesse reazioni chimicofisiche del caso»

«Grazie» ironizza la valchiria

«Se tutto va come deve andare, questa luce funziona come una sorta di telecomando, e possiamo decidere» gli occhi le si illuminano «quanto modificare il suo corpo». 

Strabuzzi gli occhi, non è possibile, vero? 

La valchiria si accarezza una guancia «Se applicata ad un arma, questo congegno sarebbe fantastico per la caccia contro i residui maschili di resistenza nei territori selvaggi»

«O per inviare i minatori in territori ancora più complessi e stretti»

«O per dimostrare il controllo totale che abbiamo sugli uomini»

«O per giocarci sessualmente» aggiunge l’ultima facendo ridere le altre. 

«Certo, potremmo in sostanza trasformarli in bambolotti, ma, se quelli del piano Argento fanno il loro dovere con gli esperimenti di ipnosi e comando mentale, potremmo anche usare il Gulliver al contrario, ed avere degli schiavi giganti… e modificare le loro altezze a seconda della circostanza»

Fremi. Non ti sei mai sentito così impotente. La voglia di tentare di fuggire e tanta. Ma ci saranno almeno altri venti dottoresse lì dentro e, soprattutto, altre quattro valchirie armate. E non hai la più pallida idea di dove sei. 

Inoltre, ti sembra di avere la febbre, il tuo corpo è caldo. 

«Be’, a che punto siamo?» chiedono

«A dire il vero» la dottoressa controlla l’orologio – «ormai dovremmo esserci»

«E allora che stiamo aspettando?»

«Oh, è che sono così eccitata, è un momento tanto importante che… » alza le spalle, e poi punta la torcia verso di te: «Siete pronte?» le altre donne annuiscono. Tu osi dire un “non credo”

Ma causi solo l’ilarità delle donne: il fascio di luce ti colpisce in petto. Sembra solo luce, appunto, non senti dolore. Ti senti solo osservato. Non capisci, ma cerchi ancora di posizionarti meglio sul lettino. Solo che…. prima non toccavi terra con i piedi?

Ti senti scendere il cuore in gola. Il battito si fa forte di preoccupazione. Ora arrivano altre donne: tutti gli occhi sono su di te. Vedi il pavimento sempre più lontano. Poi quelle figure dalle quali sei circondato in massa ti sembrano sempre più alte ed imponenti. Ti guardi le mani, poi guardi ancora le donne. Quindi per terra: ora lo capisci, sei diminuito di almeno venti centimetri in pochi secondi, forse perfino trenta, ora. Scatta un applauso generale. 

«Aspetta. » La dottoressa Lilian ferma quella con la luce, poi le prende la torcia. «Andiamo con calma. Se il Gulliver è attivato, ormai lo sarà sempre. Alzati, 678943» non sai cosa fare, sei spaventato e confuso, ma scendi dal letto, e devi saltare per forza. Ti ritrovi di fronte ad una dottoressa che prima era di altezza normale, forse un poco più bassa di te. Ma ora, le arrivi ad altezza seno. Ti sembra di essere un bambino. Per non parlare di fronte a quelle due torri, alle quali arrivi alla coscia. Ora sembra tutto così assurdo. 

Una delle tue torri si avvicina, ti prende per i fianchi, sollevandoti facilmente di un metro. «Anche il peso è diminuito in proporzione» ti rimette poi sul lettino. Ti senti così sotto controllo, così piccolo e debole. 

Ma non è finita. La dottoressa Lilian punta ancora la torcia su di te, l’accende, e di nuovo senti quella sensazione di strano formicolio. «Possiamo farlo crescere poi?»

La collega tossisce «Ehm, sì, l’idea è quella. Ma devo costruire il fascio rosso, o modificare quella torcia per renderla bi-versa. Per ora possiamo solo rimpicciolirlo, fra una settimana avremo il resto…. quasi sicuramente.»

Lilian annuisce «Rispetto alle antiche modificazioni genetiche di gigantismo introdotte ai nostri genitori» ora capisci, l’altra “torre” deve essere sua sorella. «E agli esperimenti odierni sui maschi, dove non avevamo nessun controllo sulla decrescita, sono passi in avanti incredibili. »

Le altre annuiscono ma… ora, quasi scivoli dal lettino. Forse parlando stanno esagerando. Ti senti sempre più leggero. O forse è una breve impressione, ma il pavimento è ormai lontanissimo. Occupi sempre meno spazio del letto. I pantaloni ti sono scivolati sulle anche da un pezzo. Deglutisci. La luce si ferma. 

La dottoressa di altezza normale, la senti chiamare “astrid” – si avvicina. Ora basta lei a tirarti su di peso. Credi di essere alto circa 70 cm. «66» conferma Astrid. 

Ora Lilian si avvicina, e non hai mai provato qualcosa del genere: un senso di completa debolezza e inferiorità senza pari: lei non riesce solo ad afferrarti con due arti, ma con una mano sola: ti prende dalla vita, e le sue dita ti arrivano sull’addome e sulle cosce. Sorride, sollevandoti, ti poggia sul suo petto per qualche istante, e ti sembra di essere su un cuscino, poi ti ripoggia sul letto. 

«Arriviamo a trenta centimetri, che dici?» Tu vorresti quasi urlare. «Non che tu abbia scelta, ovviamente»

Astrid però replica «In realtà con questo modello, credo che potremmo raggiungere il centimetro, forse anche meno»

«Sì, pare di sì, funziona benissimo, meglio del previsto per velocità ed effetti, ma finché non possiamo farlo crescere, meglio non esagerare. E poi trenta centimetri è una belle misura!» le altre ridono. 

Il fascio si riaccende su di te. La paura sale, ma anche un senso di impotenza e debolezza che sa di languore. Per qualche strana perversione, o forse è nella natura maschile… provi un ceto piacere, ad essere in quella situazione, così debole e sottomesso, senza potere. Ma nulla di ciò toglie la paura: tornerai mai normale, alla tua altezza? E cosa potrebbero farti, quelle donne, ora?

Senti ancora una sensazione di nausea e leggerezza, poi di stupore, vedi quelle donne diventare così enormi. Non sembrano donne ora, sono letteralmente delle gigantesse. I loro volti sono maestosi, le loro mani sono grandi quasi come te, i loro seni sono grandi come letti. Potrebbero facilmente lanciarti a decine di metri di distanza. Ogni ribellione sarebbe inutile. 

Che cosa può fare un bambolotto, o un micino senza artigli, contro la sua padrona?

La luce si ferma. «Ci ho preso?» chiede Lilian. «26, quasi», replica Astrid, divertita. Si toglie la maschera, mostra un volto chiaro e giovane, dai capelli corti biondi e le labbra vermiglie.  Ora è direttamente lei a poterti prendere in una sola mano. Ti senti sollevare da terra, vedi tutto da un’altra prospettiva. Il tavolo sembra quasi una strada, il soffitto più alto che in una cattedrale. E quelle donne, sono gigantesche. 

Vedi le labbra di Astrid muoversi quando si complimenta per la riuscita di tutto quanto, e non riesci a togliere l’attenzione da quelle, come da quel seno stretto nel latex trasparente. Così grande ed invitante, ma ormai, sembrano quasi dei divani. 

Astrid sembra accorgersene, e ne sorride. «Vuoi vedere da vicino?» piano, si slaccia la cerniera della tuta in pvc, senti il crepitio sensuale del latex, e vedi liberarsi quei seni. La donna ti porta tra quelli. Prima contro i capezzoli, poi tra le tette: ti sembra di annegare lì dentro. di essere gettato tra dei divani di carne morbida e sensuale. Da una parte sei inquietato, dall’altra… deliziato. Lilian sorride alla scena. Di colpo si avvicina, ed alza la cerniera. Di colpo,ti senti compressato tra i seni di astrid, e chiuso dentro quel latex trasparente: stai soffocando imprigionato dentro quella plastica, e quella morbida carne. 

Solo pochi attimi, che sembrano lunghissimi. Poi la cerniera viene riaperta. La mano di Lilian ti prende dai seni di Astrid, e ti sembra di essere ancora più piccolo. «Stasera festeggiamo come si deve Astrid… e tu» ti guarda, la sua voce ti sembra più roboante, echeggiante, e sei letteralmente schiacciato tra le sue dita, sollevato a chissà quanto da terra. «sarai il nostro gioco»

Senti le voci divertite delle altre donne «Se lo rimpiccioliamo ancora un poco, avrei una voglia di ingoiarlo in un colpo!»

«No, è un esperimento importante!»

«Sì, ma ormai il gulliver è perfettamente riproducibile, dobbiamo solo aspettare una settimana per vedere se funziona al contrario, poi il soggetto in sé non ha alcuna importanza»

«Be’, allora per schiacciarlo con i piedi aspettiamo qualche giorno» ridono ancora, poi altre idee

Una donna ti prende con due mani, anche se non ne avrebbe bisogno: ti bacia: vedi il suo volto gigantesco avvicinarsi, poi le labbra enormi schioccare un bacio che per un attimo hai paura possa staccarti la testa, e la sua lingua ti percorre dal petto alla faccia, tutta quanta. 

«Possiamo usarlo come dildo!» «E magari poi ingrandirlo» altre inquietanti risate, e tu puoi solo ascoltare il caos che si  è creato, l’eccitazione roboante, 

Ma poi Lilian ferma tutto. «Va bene, va bene ragazze. Stasera festeggiamo, senza ucciderlo. Fra una settimana testeremo il raggio invertito, e poi vedremo cosa farne. Ma per ora mettiamolo via… »

Astrid annuisce, torna a prenderti quasi delicatamente, con il pollice ti accarezza tutta la testa, poi…. vieni messo in una scatola di vetro grande poco più che una casa delle bambole, in effetti lo è: dentro c’è un divanetto, un letto. perfino del cibo. Tutto in formato… te. Un omino di circa 25 centimetri. 

Le donne, gigantesche, ti guardano, ti lasciano sul tavolo. «A fra poco, cucciolo» ti saluta Astrid, poi si allontanano. Cambiano stanza e ti lasciano solo, chiuso lì dentro. 

Cosa vogliono fare?


Ti sei davvero messo a dormire sul lettino della casa delle bambole. La cosa bizzarra è che l’hai trovato anche comodo. Vedi tutto il laboratorio, ah no, è la sala, ora, devi essere stato trasportato mentre dormivi, sul tavolo della sala. In effetti, la teca di vetro dove stai chiuso, ha anche un trasportino…. come la gabbia di un micetto!

Ma è questo, quello che sei, ora. Anzi, molto peggio. Molto di meno.

Ne hai il sospetto quando vedi arrivare quattro donne: una è Astrid, senza maschera, con i suoi capelli biondi ed il viso trionfante della sua scoperta. Altre due sai chi sono per la loro altezza: Lilian e sua sorella Tara. Così si chiama. L’ultima rimane nascosta dalla tuta in latex e la maschera antigas. 

Quando arrivano, circondano la tua casa di vetro, ti salutano divertite. Poggiano una bottiglia di champagne sul tetto della tua teca. Poi i quattro bicchieri, ti scattano delle foto. Poi stappano – il rumore rimbomba tra il vetro – e sorseggiano un bicchiere. Rimettono calici e bottiglia sul tavolo, fuori dalla tua casa. Quella bottiglia era più grande di te di un pezzo!

E poi… vedi tutte le donne, tranne Lilian, spogliarsi completamente. 

Aprono le cerniere crepitanti, ed a vicenda si aiutano a svestirsi, tirando via quel complicato latex: mostrano la loro pelle. Le loro forme. I loro volti, quando si tolgono le maschere: tu guardi quei corpi giganteschi e bellissimi affascinato e terrorizzato. Oltre ad Astrid, l’altra ragazza è alta come lei, all’incirca. Un tempo tu eri di poco più alto… ora… può tenerti in una mano, più o meno come prima teneva in mano il calice. Ha capelli castani, labbra morbide, un seno ben disegnato. La pelle più chiara di quella di Astrid, i piedi, giganteschi ma delineati al suo corpo, smaltati di rosso. 

Tara è ancora più gigantesca, è muscolosa e forte, il seno sodissimo, le spalle larghe, i capelli corti e tinti di rosa shocking, un piercing al labbro ed uno tra le grandi labbra. Ed uno al seno sinistro. Strana dottoressa. 

Lilian rimane con la maschera e con la tuta in latex stretta su quel corpo enorme.

Ti fissano, poi Astrid apre la cella,la teca di vetro che ti ha fatto da casa: tu fai per scappare, cercare riparo dietro il divano,  ma lei lo ribalta, infilando la mano dentro la casetta. Le dita ti sfiorano, ma cerchi riparo sotto il tavolino, che cade. Le donne ridono, scappi verso un angolo, ma presto la sua mano ti raggiunge e ti agguanta. «Preso! Non scappare bimbo, vogliamo solo giocare, dai!»

Sembrano divertite. Ora ti solleva da terra, e tu abbandoni il tuo rifugio. Sembra di essere sulle montagne russe, la ragazza ti solleva sopra la testa e ti fissa ridendo. Poi ti porta alle sue labbra: ti sembra voglia inghiottirti, vedi quella bocca enorme, quei denti pericolosi, ma si limita a sfiorarti con la lingua. 

Di colpo, senti una cosa terribile «Al volo!» ed Astrid ti lancia, scaglia via: per alcuni secondi orribili ti sembra di volare. E non è come l’hai sognato. Pare qualcosa di terrificante, di vertiginoso, e pensi di essere spacciato, sarebbe come cadere da una torre. Ma l’altra ragazza – Ormea, la chiamano – ti prende al volo. Con le mani, poi ti appoggia sul suo seno. 

Oddio, è così enorme e morbido. Sembra di navigare nella dolcezza. Ma… poi finisci tra quei solchi. Vedi le mani di lei sul suo seno, che stringono in direzioni opposte, comprimendoti: perdi il fiato, come fossi rimasto compresso in un tritarifiuti. Eppure c’è qualcosa di così stranamente piacevole… le altre la fermano «Non romperlo subito», e lei si rilassa, solo che allora scivoli lungo tutto il suo addome, le alza una coscia dove atterri, attutendo la caduta, e piano rotoli a terra, fermandoti sul suo piede. Riprendi fiato. E guardi tutto dall’alto: le quattro giganti che ti osservano.

 Lilian alza un piede «Potrei davvero…» mormora, e senti la pianta sulla tua testa, comprimere con forza. Potrebbe davvero schiacciarti. Ma si ferma, si limita a darti una spintarella, buttandoti a terra con il pollicione. Ora però hai paura sul serio: il piede si ferma su di te, e ti copre per intero: senti a pressione sul volto, sul sesso, sulle gambe. 

Poi senti dire «Che fai?»

«E’ così piccolo che viene voglia di schiacciarlo, il solo pensiero… »ma si ferma, scosta il piede. Le altre riprendono a parlare. «Per quello andrebbe rimpicciolito ancora un po’, anche se forse non per te».

Ti guardi intorno, vedi il divano, vero, e decidi di correre per nasconderti sotto. Parti quando loro sono distratte, forse se ti nascondi lì sarai al sicuro: ci sei quasi, loro non sembrano essersi accorte, ma d’improvviso un piede ti blocca la strada: è quello di Tara. Lei si china su di te e ti prende con una mano, sollevandoti fino al suo volto. Con l’altra mano indica un “no” con l’indice, e lo dice anche a voce «Non si scappa, piccolino, non si fa». Ti tiene fra le dita,  mentre per gioco, ti prende per le braccia, poi ti lascia penzoloni affondare nel bicchiere di champagne, che ti bagna di bollicine fino alla testa. Non rischi di annegare, ti tirano fuori subito, ma l’esperienza di essere immerso in un bicchiere di champagne rimarrà nella tua testa a vita. 

Ti carezza con un dito tutto il corpo, anche il sesso nudo – ovviamente – i tuoi vestiti sono persi e non te ne hanno forniti altri. E quel tuo sesso non è molto più grande del suo polpastrello. Ne ride. «Certo che da quel lato serve a poco ora» lo dice Tara, ma Astrid sembra negare. «Niente affatto, è delle dimensioni giuste. » Allunga la mano, e tu, come fossi un oggetto, vieni prestato alla donna. Ti sembra di volteggiare nel nulla, come senza gravità. Altre dita ti stringono, solo in proporzione più piccole. E di nuovo Astrid ti porta verso la sua bocca enorme, senti la sua lingua sul petto, ed è come farsi la doccia, poi sul tuo sesso:così ruvida e bagnata. Potrebbe staccartelo con un morsetto. 

Poi ti allontana dal suo viso, ti osserva curiosa. «Vieni qui, Ormea» quella sorride, capisce al volo: le due donne si avvicinano, e poi si abbracciano…. e tu, stai ancora cercando di capire se quello sia un sogno bellissimo o il peggiore degli incubi: ti ritrovi schiacciato in quell’abbraccio, tra due coppie di seni magnifici. Loro si baciano safficamente, e si abbracciano, tu perdi fiato e acquisti eccitazione immerso in quel loro incontro: non sei che un piccolo bambolotto che intralcia il loro bacio, per qualche secondo. Poi è Lilian a recuperarti dal loro seno. 

Vedi quella maschera gigantesca respirarti contro. Le dita stringerti il corpo, ora con una certa forza, quasi volesse spaccarti. «E’ancora relativamente resistente» mormora interessante «E sembra completamente sano, il Gulliver è perfetto»

Tara ti strappa via da quella mano, rischiando di romperti in due. «Non fare la noiosa ora, voglio divertirmi» ti stringe, ti fissa, e poi sorride. Senti che tira su con la gola, poi raccoglie saliva e ti sputa addosso: è come fare una doccia, sei fradicio quasi all’istante, ma ripete quel gesto, è come se un’onda di colpisse, ne senti anche il sapore organico. L’odore.

Poi torna a leccarti, per bagnarti per bene. Temi il peggio. Cosa vuole fare? Ti muovi tra le se dita, ma non c’è modo di liberarti.

Ora vieni messo a testa in giù, il mondo per te si ribalta, volteggi e precipiti… fino ad arrivare, a guardare la vagina della donna: ha solo un triangolino di peli sopra il monte di venere, che a te sembra un dosso. E le grandi labbra l’insenatura per una caverna. Deglutisci, capisci cosa vuol fare.

Così umido, avvicina i tuoi piedi al suo clitoride, se lo strofina, usandoti come diversivo. Ma non le basta. Le altre ridono divertite. I tuoi piedi finiscono dentro di lei: ti senti sprofondare ed attirare dai muscoli interni della gigantessa che ti stringono, vogliono, ed assorbono. Sprofondi facilmente dentro di lei e vieni bagnato dai suoi umori. Lei mugola. Entri ancora più dentro, le labbra ti arrivano all’addome, poi al petto, le tue gambe sono già interamente dentro di lei. Poi fino al collo. Ora, forse… è finita…

Ma lei si ferma, si lamenta, pure. Ignora le tue grida, ma commenta «Per me è perfino troppo piccolo ma… » sorride, guarda verso astrid. Ti porge a lei, lei torna a sputarti addosso, ancora più fradicio. Ma sta ferma, senza raccoglierti. «Fallo tu.» Si rivolge a Tara, che prende per bene lo spunto ti tiene per il corpo e la vita e questa volta in direzione di faccia, t muove – ancora si vola – verso la vagina di Astrid. Vedi la sua leggerissima peluria bionda, le sue labbra scure e… quando l’altra mano di Tara si poggia sul fianco della dottoressa per far da leva, tu ti accorgi di essere solo un dildo, un giocattolino di piacere nelle loro mani. Questa volta di faccia, entri tra le labbra di Astrid, più stretta, lei ti comprime dentro di se e ti lava dei suoi umori: vedi letteralmente l’interno di lei. Le carni molli ti fanno suo. Non riesci a respirare, ma presto ne esci. 

Solo per un attimo. Perché poi il tuo corpo viene ancora ridato impasto alle fauci intime di Astrid, e di nuovo, e di nuovo, e di nuovo. Tara ti sta usando come vibratore, ed in parte lo sei: le tue grida, le tue convulsioni, la tua inutile ribellione la eccita. Tu continui ad entrare ed uscire da dentro di lei. Fino a quando qualcosa ti bagna ulteriormente, quasi ti soffoca e annega: la sua eccitazione. Lei che viene. Senti quanto geme, e finalmente Tara ti tira fuori da lì dentro. 

Ancora non credi a cosa stia succedendo. Vorresti tornare normale, grande come prima, o forse ora come ora ti basterebbe tornare nella tua piccola casetta di vetro. 

Ma non sei al sicuro, Quelle donne sono assatanate: si sa, l’appetito vien mangiando. «Girati» senti dire. E vedi ora il sedere di Astrid, così sodo e gigantesco, Tara ti preme dapprima contro una natica di lei, ben più grande di te. Poi tra di quelle. Le sue chiappe ti stringono, poi finisci ancora dentro di lei. Ma questa volta dallo sfintere. Il corridoio è molto più stretto, pensi di morirci. Ancora, vieni pressato tra carni molle, natiche gigantesche, ed altri umori. Ancora esci e rientri, rientri ed esci, esci e rientri dal sedere di Astrid, per mano di Tara. Ma la pressione è troppa, e la forza anche, per qualche attimo rischi di rimanerci incastrato del tutto, e Tara è costretta a tirarti fuori con le dita. Astrid è stanca, si siede sulla poltrona. Tu sei esausto, ed ancora nella mano di Tara, che ti fissa divertita. 

Poi gioca ancora con te: ti porta nuovamente alle sue grandi labbra. «Vediamo se…» prova a farti passare attraverso il piercing, ma sei ancora troppo grande. «Vorrei ancora quella torcia» ma devono aspettare, per tua fortuna, gli ultimi test.

Poi ti alza al suo seno, e la tua testa sfrega con l’anello che ha sul capezzolo, senti il ferro duro di quello, e la morbidezza della carne. 

«Fallo anche con me» grida eccitata Ormea, avvicinandosi, sfiorando con le dita il tuo piccolo ed esile corpo da bamboletto. Senti già spostarti, e dapprima il tuo viso si scontra contro la pancia e l’ombelico di Ormea, guidato e portato da Tara. Ancora. Sei fradicio degli umori intimi delle donne, ed ora la tua faccia si ferma sulla superficie della vagina di Ormea, ma senti una voce perentoria. «Ora basta, datelo a me.»

Quella di Lilian, che porge la mano a Tara. Vieni consegnato alla mano guantata di latex di Lilian, sembra di essere accolto e stritolato nel latex. 

«Finiremmo per ammazzarlo, e per ora non lo faremo. Forse neanche dopo, è così divertente» ne sorride. «Anche se so che avete voglia di provare a mangiarlo, dovrete almeno aspettare» sentenzia, ritardando forse la tua condanna. «E siccome mi fido poco, per questi giorni lo custodisco io», le altre si lamentano,ma vengono zittite dal suo ordine. 

Ora noti la mano libera di Lilian aprire la cerniera della sua tutina in latex all’altezza dei pantaloni, o meglio, della sua vagina. Si apre quella apertura, e li vieni condotto. Non capisci. Ancora volteggi nell’aria, poi vieni poggiato, e stretto in quella fessura. Senti i muscoli interni stringerti forte, lasciandoti fuori solo la testa per respirare, e parte del collo. Non sei infilato dentro del tutto, più che altro poggiato, ma è inevitabile che parte del tuo corpo entri in quella insenatura. «Ora te ne starai buono qui» ti avvisa. E piano, chiude la cerniera lampo, bloccandoti in quella posa, senza che tu possa fare niente, bloccato dal suo intimo e poi dalla cerniera, vedi il mondo tra gli umori di Lilian e la copertura trasparente del latex. Senti le donne salutarsi, poi i passi della dottoressa muoversi, ogni volta che si muove tu sobbalzi tra le sue carni ed il tessuto aderente. Ti muovi con lei, sei quasi parte di lei. E questa sarà la tua nuova stretta e sensuale, ed inquietante dimora, per ora, e non sai per quanto. 

Tutta la storia qui: https://www.wattpad.com/myworks/213951285-sottomissione,-la-lotteria-ginarchica

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Di ancorasvegliawp

Scrittrice su wattpad, scrivo principalmente racconti erotici e romantici.

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